La
prima pagina pagina la dedico a Te, Mamma per dirti ancora
tutto il mio Amore ed il mio grazie per essere stata
LA MIA
MAMMA!




Nei tuoi grandi occhi verdi erano
racchiuse la forza, la voglia di vivere, l'allegria,
l'ironia, la malinconia, la tristezza, lo slancio, l'amore
per la vita. Ricordo la tua voglia di cantare. La
tua voce si accompagnava al ritmo del pedale della
macchina da cucire, le finestre d'estate erano sempre
spalancate, il sole inondava le nostre povere stanze, il
divano rivestito di stoffa a fiori, abilmente ricavato da
papa' da un vecchio sedile di una auto tedesca,
reliquia della guerra, il camino che una volta si incendio',
il voulant a fiori sulla mensola.
D'inverno, sul davanzale
della finestra, il presepe ritagliato dal giornalino delle
"Beniamine", il muschio, l'albero di Natale con la Madonna
di zucchero che non riusciva mai ad arrivare intera al 25
di Dicembre, la legna nella stufa, l' odore di fumo e di
minestra , i fiori e la frutta che tu disegnavi per
me che dovevo imparare a colorare, ma le matite
colorate erano dei piccoli pezzetti che a volte trovavi
nella scuola dove eri bidella, i miei dovevano durare da
un Natale all'altro.
Eri bella mamma, bellisssima, anche
nei tuoi poveri vestiti che tu sapevi cucire con maestria
ed io ti guardavo ammirata e avrei voluto essere snella
come te, simpatica come te. Cantavi, mamma: "Terra
straniera, Chiesetta alpina... le canzoni dei partigiani "
perche' la guerra era ancora nei tuoi ricordi, cosi' come
la fame, la fame che avevi tanto sofferto, quella voglia
di pane bianco che non ti era passata, guai a sprecare il
pane. Quel tuo dirmi: -Mordi un grande pezzo di pane e
mangia la cioccolata a pezzettini, cosi' ti durera' piu' a
lungo!
La mia prima Comunione con l'abito lungo,
bianchissimo, ma con il velo giallo che ci avevano
imprestato perche' non c'erano piu' i soldi per comprarlo.
Io raggiante nel mio vestito, in prima fila con la mia
compagna del cuore, ma solo per pochi minuti, poi una
mamma mi trascino' all'ultimo posto perchè il mio
velo era ingiallito dal tempo e "sfigurava" in prima linea.
Tu che piangevi dietro di me, ma io non capivo, tutta
felice nel mio abito.La Prima Comunione la feci ugualmente
mamma, e a casa festeggiammo con alcuni dolci di
pasticceria avvolti nella carta blu, quella dello
zucchero.
Il tuo sentirti in colpa perche' non avevi il
cognome del tuo vero papa', le umiliazioni patite fin da
bambina: eh si', la nonna non era sposata con il nonno,
anzi prima era stata una ragazza madre. Aveva avuto un
figlio che non conobbe mai il suo papa' perche' questi
mori' nella guerra '15/'18 ed allora era un peccato grave,
eri segnata a dito, tanto che il prete la scaccio' dalla
chiesa con il suo bambino in braccio e poi una volta
quando lo zio era gia' grandicello, gli diede uno schiaffo
che gli fece cadere un dente... E i compagni lo chiamavano
"bastardo".
Tu questo mi raccontavi e piangevi ed io avevo
dentro di me una smisurata voglia di diventare grande per
difenderti, oppure avrei voluto esserci anch'io quando ti
umiliavano per proteggerti quando recandoti a trovare le
amiche ti si chiudeva la porta in faccia con queste
parole:-Tu non entri perche' non sei di buona famiglia!.. Avrei voluto regalarti
la bambola, una bellisssima bambola invece di quel mattone
che tu avvolgevi in uno straccio fingendo che fosse una
vera. La regalaste a me una bellisssima, coi capelli rossi
e col vestito di taffeta'.Io mi incantavo perche' apriva e
chiudeva gli occhi e mi faceva sognare.
Ti rivedo
d'inverno china a lavare alla roggia bacili di panni di
alcune "signore" o della Maestra perche' mi aiutasse
a studiare perche' IO dovevo diventare maestra. E maestra
lo sono diventata e ho insegnato nel paese come volevi tu,
come voleva la nonna Cate, ho insegnato a tanti bambini, e
nel mio cuore ho fatto tesoro dei vostri insegnamenti e
per me i primi sono sempre stati quelli che molti
consideravano gli ultimi.
Siamo diventate grandi
insieme mamma, ma tu eri piu' bella ed io gioivo a farti i
capelli, agghindarti quando dovevi uscire con papa' ed ero
felice nel vederti sempre giovane. Eri l'anima della casa,
ne eri il sostegno, sempre pronta per tutti e per tutto.
Donavi ancora prima di averne la richiesta. Poi la brutta malattia
ti ha distrutta poco a poco, ma tu hai saputo
affrontare con dignita' il tuo calvario. ed io ti sono
stata vicino mamma, ti ho sorriso sempre anche con il
cuore che scoppiava, ti chiamavo la mia bambina e ti
cantavo le canzoncine della ninnna nanna che tu avevi
cantato a me piccina: -Nana bobo', piccina mia coco'...
ricordi?
Io le cominciavo e tu le finivi e poi ho dovuto
dirti di andare via, di non preoccuparti piu' per me, per
noi, di seguire la Luce e di riposarti.
Tu hai capito
mamma e ti sei incamminata verso il Cielo...Ti amo Mamma.
